La quietanza sottoscritta solo dall'agente non prova il pagamento del premio assicurativo

Admin 7 luglio 2016

LA QUIETANZA SOTTOSCRITTA SOLO DALL’AGENTE NON PROVA IL PAGAMENTO DEL PREMIO ASSICURATIVO.

(Corte Appello di Milano 19 aprile 2016. )

 

La quietanza di pagamento, redatta su un modulo prestampato predisposto dall’assicuratore e recante la sottoscrizione autografa dell’agente e quella meccanografica della compagnia assicuratrice, non ha valore confessorio nei confronti di quest’ultima e, pertanto, non è di per sé idonea a dimostrare il pagamento del premio da parte del contraente. Così ha statuito la Corte di Appello di Milano, con la sentenza in epigrafe, confermando la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Lecco.

In primo grado, l’assicurato aveva notificato alla propria compagnia assicuratrice un decreto ingiuntivo ingiungendole il pagamento di un importo pari al valore del premio di perfezionamento di due polizze vita stipulate con l’agente. La compagnia assicuratrice si era opposta al decreto eccependo la falsità delle polizze in oggetto – che erano state artefatte dall’agente – ed il mancato pagamento dei premi assicurativi. Il Tribunale, all’esito del giudizio di opposizione, revocava il decreto ingiuntivo e respingeva tutte le domande formulate dall’assicurato nei confronti della compagnia assicuratrice. L’assicurato impugnava, quindi, la sentenza in appello lamentando, tra l’altro, il mancato accertamento della validità delle polizze. La Corte d’Appello di Milano, a seguito delle eccezioni formulate dalla convenuta, ha respinto il gravame proposto dall’assicurato sulla base del fatto che, tra l’altro, l’assicurato non aveva provato il perfezionamento dei contratti e, in particolare, il pagamento dei premi alla compagnia. Tale circostanza non poteva essere dimostrata dalle quietanze di pagamento in calce alle polizze le quali, infatti, riportavano solamente la sottoscrizione “a stampa” del direttore della compagnia ma nessuna firma autografa di un rappresentante dell’assicuratrice.

Sul punto, il Collegio non ha attribuito alcuna rilevanza al fatto che le quietanze di pagamento riportassero la sottoscrizione autografa dell’agente; infatti, il rapporto assicurativo s’istaura tra il cliente e la compagnia assicurativa e l’agente, in qualità di intermediario, non ha alcun potere né rappresentativo né di firma.

Con tale sentenza, la Corte di Appello meneghina ha confermato un orientamento consolidatosi presso il Tribunale di Lecco che, in numerose pronunce, aveva escluso che l’assicuratore potesse essere vincolato da quietanze di pagamento che riportavano “a stampa” (e quindi non in forma autografa) la sigla degli organi direttivi della compagnia.

Tale orientamento è particolarmente interessante perché colma un “vuoto” giurisprudenziale di lunga durata; infatti, su tale argomento (l’inopponibilità all’assicuratore della quietanza sottoscritta a stampa dalla compagnia), si rinveniva, sino ad epoca recente, un solo indirizzo risalente nel tempo (Cass. n. 555/1973).

Causa seguita da Bonaventura Minutolo e Francesco Torniamenti

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