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LICENZIAMENTO DISCIPLINARE PER FALSA ATTESTAZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO

Con sentenza n. 10842 del 25 maggio 2016 la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento del dipendente che aveva fatto registrare la sua presenza in servizio da un collega, tramite il proprio badge: il sistema di rilevazione era stato alterato solo una volta, per cinquanta minuti ed il ritardo del dipendente era dovuto ad un incidente stradale. La Suprema Corte ha rilevato che la sanzione del licenziamento è proporzionata, in quanto non si tratta di una mera violazione delle formalità prescritte per la rilevazione delle presenze: attraverso tale modalità di condotta, infatti, il lavoratore può ottenere un compenso per lavoro non effettuato o, comunque, una riduzione dell’orario di lavoro, tenuto conto, altresì, che era stata divulgata una circolare aziendale secondo cui il badge doveva restare nella disponibilità del titolare. Il dipendente avrebbe quindi dovuto comunicare il ritardo al datore, anziché mettere in piedi un meccanismo per alterare il controllo delle presenze; il comportamento del lavoratore, peraltro, è censurabile per il suo “disvalore ambientale”, in quanto fornisce un cattivo esempio nei confronti degli altri dipendenti.

LICENZIAMENTO DISCIPLINARE DEL DIRIGENTE: UTILIZZO PASSWORD DI ALTRO DIPENDENTE PER RAGIONI PRIVATE

Con sentenza n. 12337 del 15 giugno 2016 la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento del dirigente di una Banca, che – utilizzando le credenziali del precedente Direttore della filiale – aveva interrogato una banca dati a pagamento per avere informazioni su soggetti ed imprese non collegati ad esigenze di servizio. La Suprema Corte ha evidenziato che, al fine di escludere la gravità del comportamento, non può assumere rilievo la circostanza che il dirigente avesse già richiesto (e non ottenuto) una password per accedere alla banca dati, tenuto conto che lo stesso dirigente aveva riferito al personale che il Direttore aveva vietato tassativamente l’accesso ad internet salvo rilascio di una password personale.

LICENZIAMENTO PER SCARSO RENDIMENTO DETERMINATO DA ECCESSIVA MORBILITA’

Con sentenza n. 12592 del 17 giugno 2016 la Corte di Cassazione ha affermato che l’assenza per malattia costituisce un diritto del dipendente e, dunque, assume natura ritorsiva il provvedimento di risoluzione del rapporto di lavoro se il datore di lavoro non dimostra un grave danno all’organizzazione aziendale. In particolare, il datore deve dimostrare che la presenza in servizio “a singhiozzo”, fra lunghe assenze e brevi ritorni, rende la prestazione offerta dal dipendente esigua per quantità e qualità e, dunque, non utilizzabile dall’azienda; se le reiterate assenze determinano uno scarso rendimento, infatti, si configura la violazione della diligente collaborazione dovuta dal dipendente e, quindi, risulta legittimo il provvedimento di risoluzione del rapporto di lavoro.

A cura di Stefano Beretta e Antonio Cazzella

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