Mette in vendita Smartphone "rigenerati" senza avvertenze: licenziamento giusto

Mette in vendita Smartphone "rigenerati" senza avvertenze: licenziamento giusto

A cura di Marina Olgiati

Il testo del provvedimento in commento è disponibile in Plus Plus 24 Diritto

La messa in vendita di Smartphone senza l'indicazione che si tratta di prodotti rigenerati giustifica il licenziamento del dipendente responsabile dell'omissione.

Capita spesso di leggere annunci pubblicitari riguardanti l'offerta di telefoni cellulari a prezzi molto convenienti, che recano la dicitura "rigenerati" o "ricondizionati" o "refurbished".

Uno smartphone rigenerato è un articolo che è già stato venduto, ma è poi stato reso dal cliente per difetti di vario tipo; dopo i necessari controlli viene riparato, reimballato e rivenduto funzionante ad un prezzo più basso di quello del prodotto nuovo.

Tale operazione di "rigenerazione" può essere effettuata sia dal produttore che dal rivenditore autorizzato. Tutto legale, purché sull'articolo messo in vendita con tali caratteristiche sia indicato che il prodotto non è nuovo e vi sia la certificazione di chi lo ha "ricondizionato".

Nel caso giudicato dal Tribunale di Milano, un dipendente di elevato livello professionale, con mansioni di buyer della telefonia , aveva concluso, per conto dell'azienda, un contratto con un fornitore per la consegna di una partita di telefoni cellulari.

Nella proposta di vendita, il fornitore aveva inequivocabilmente indicato che l'offerta si riferiva a smartphone ricondizionati, con garanzia prestata dello stesso fornitore.

Ciononostante, il buyer aveva, dapprima, reclamizzato quei prodotti sul volantino delle promozioni aziendali, senza indicare che si trattava di prodotti rigenerati e, in un secondo momento, pur a fronte delle segnalazioni dei direttori di vari negozi della società, che rappresentavano di avere direttamente constatato la vera natura dei prodotti in questione e che riferivano che numerosi clienti avevano restituito gli apparecchi acquistati, lamentando vizi e difetti estetici o di funzionamento (addirittura era risultato che gli apparecchi venduti non erano commercializzabili sulla piattaforma del produttore e che i correlativi codici IMEI corrispondevano ad apparecchiature distrutte e non più in commercio), aveva ordinato di continuare ugualmente la vendita, dando assicurazioni che i telefoni erano sì rigenerati, ma "di classe A" , ovvero ricondizionati direttamente dal produttore e, quindi, vendibili senza problemi.

La società datrice, dopo avere effettuato gli opportuni accertamenti, ha disposto il blocco delle vendite, il ritiro degli smartphone dai punti di vendita e la sostituzione dei resi con prodotti nuovi.

Il Tribunale ha ritenuto che le condotte del lavoratore costituivano un inadempimento grave. È, infatti, una grave inadempienza la messa in vendita e la pubblicità di smartphone ricondizionati senza la relativa indicazione, ingenerando, in tal modo, la convinzione che si tratti di apparecchi nuovi.

Al riguardo, non era scusabile l'errore addotto dal lavoratore, che aveva sostenuto di essere stato convinto che si trattasse di prodotti nuovi; infatti, l'offerta del fornitore indicava chiaramente che si trattava di prodotti rigenerati.

Ancora più grave è stato giudicato il comportamento del lavoratore, che, dopo avere avuto evidenza concreta che i telefoni cellulari messi in vendita in negozio erano rigenerati, si è limitato a supporre – erroneamente – che si trattasse di prodotti rigenerati di classe A, ordinando perciò di continuare la vendita.

Ma tale preteso errore era ancor meno plausibile, considerato che il dipendente aveva anche dimostrato di conoscere che i prodotti direttamente ricondizionati dal produttore venivano venduti in una confezione di cartone, recante il logo del produttore e la dicitura che l'apparecchio era ricondizionato con certificazione del medesimo produttore; gli smartphone da lui acquistati per conto della datrice, invece, erano avvolti da un semplice involucro di cellophane.

La decisione ha, altresì, dato rilievo al danno patito dalla società, costituito non solo dalle perdite patrimoniali, ma anche dal danno potenziale all'immagine e alla reputazione commerciale.

Complessivamente, la condotta contestata è stata ritenuta lesiva del rapporto fiduciario e, quindi, giustamente passibile di licenziamento, considerato, in particolare, che le mancanze hanno riguardato il nucleo essenziale delle mansioni affidate al lavoratore, il ruolo, le responsabilità e il livello di inquadramento.

Il caso esaminato, al di là delle interessanti implicazioni giuridiche, è di attualità, essendo frequenti i casi di "truffa" ai danni del consumatore, che acquisti a basso prezzo - spesso online – smartphone, che si rivelino poi inutilizzabili.

Attenzione, dunque: la vendita di telefoni cellulari "ricondizionati" è legale, ma il rischio di spiacevoli inconvenienti è concreto; per evitare problemi, occorre essere accorti, accertando sempre che l'apparecchio rigenerato che si sta acquistando presenti una garanzia e controllando il soggetto che l'abbia prestata.

 

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