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Il “Modello di Organizzazione e Gestione” di cui al D.Lgs. 231/01 e le relative responsabilità: i modelli predisposti “ISO 9001” non sono equiparabili al “Codice Etico”.

Di Enrico Vella

(Cass. Pen., Sez. VI, sent. n. 41768 del 13.9.2017 (Pres. Carcano, Est. Corbo)

Con la sentenza in esame, la sesta sezione della Corte di Cassazione, nell’ambito di un’articolata vicenda giudiziaria, si sofferma sul tema della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche ex D. Lgs. 231/01, ed in particolare sulla possibile efficacia esonerante del modello aziendale “ISO-9001”.

Il “Modello di Organizzazione e Gestione” di cui al D.Lgs. 231/01 è un modello comportamentale composto da una serie di disposizioni, procedure, valutazioni e regole di condotta che realizza un sistema preciso di principi di “buon operare” e che le figure apicali e le persone sottoposte alla loro vigilanza (dipendenti, fornitori, ecc.) hanno l’obbligo di rispettare e far rispettare al fine di prevenire la commissione di alcuni specifici reati.

L’adozione di un Modello Organizzativo assume particolare rilevanza in quanto consente alla Società coinvolta in un procedimento penale, per uno dei reati considerati dalla normativa, di ottenere l’esonero dalla responsabilità amministrativa.

Ciò potrà avvenire solo se viene dimostrato di aver efficacemente adottato detto Modello, di aver vigilato sulla sua concreta attuazione, cosicché il comportamento integrante il reato viene posto in essere dall’autore eludendo fraudolentemente le prescrizioni organizzative e di gestione.

Un simile modello potrà altresì comportare anche solo un “sollievo sanzionatorio” (artt. 17 e 78 d.lgs. 231/2001) o, nella fase cautelare, la sospensione o la non applicazione delle misure interdittive (art. 49 d.lgs. 231/2001).

Sviluppando il tema, la Corte di Cassazione ha chiarito che non tutti i Modelli predisposti dalla Società possono di per sé comportare l’esonero da responsabilità ex D.Lgs. 231/01; nello specifico, vengono esclusi quelli normalmente adottati nell’ambito della qualità aziendale e quelli in materia ambientale.

Infatti, si legge nella motivazione, i modelli ISO 9001 “non possono essere ritenuti equivalenti ai modelli richiesti dal d. lgs. n. 231 del 2001, perchè non contenevano l’individuazione degli illeciti da prevenire unitamente alla specificazione del sistema sanzionatorio delle violazioni del modello e si riferivano eminentemente al controllo della qualità del lavoro nell’ottica del rispetto delle normative sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro o degli interessi tutelati dai reati in materia ambientale”.

Analogamente, con riferimento al Modello DIRITTO CIVILE, COMMERCIALE E ASSICURATIVO Newsletter 11 predisposto da una nota società di consulenza, esso non è stato ritenuto utile in quanto “non conteneva, tra l’altro, nè il codice di comportamento e le relative procedure, nè il codice etico, nè le procedure per la conoscenza dei modelli, nè il sistema sanzionatorio“.

Pertanto, per la Corte di Cassazione sono determinanti i contenuti dei due modelli e la loro diversa finalità; il “Modello Qualità”, in generale, non contiene l’individuazione degli illeciti da prevenire e le relative sanzioni, si muove sul c.d. “sistema della qualità del lavoro” e, infine, viene adottato per far rispettare la normativa sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro o quella in materia ambientale.

Il “Codice Etico” invece è uno strumento di prevenzione dei “reati presupposto” elencati nella medesima norma e che devono essere dettagliatamente riportati, unitamente alla specificazione del sistema sanzionatorio per la violazione del modello. L’intervento interpretativo della Suprema Corte conferma dunque l’esigenza per la Società di predisporre e far rispettare diversi codici comportamentali, garantendo così un adeguato e specifico sistema di prevenzione e di vigilanza in materia penale.

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