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Immediatezza della contestazione nel caso di procedimento penale a carico del dipendente

A cura di Stefano Beretta e Antonio Cazzella

 

Con sentenza n. 29398 del 15 novembre 2018 la Suprema Corte ha ribadito alcuni principi in materia di tempestività della contestazione nel caso di procedimento penale avviato nei confronti di un dipendente, ricordando che il principio di non colpevolezza fino alla condanna definitiva, sancito dall’art. 27 Cost., secondo comma, non può applicarsi, in via analogica o estensiva, all’esercizio della facoltà di recesso per giusta causa nel caso di comportamenti che possano integrare, altresì, gli estremi di reato, qualora i fatti commessi siano comunque di tale gravità da determinare “una situazione di improseguibilità, anche provvisoria, del rapporto, senza che sia necessario, in tale evenienza, attendere la sentenza definitiva di condanna, restando privo di rilievo che il contratto collettivo di lavoro preveda la più grave sanzione disciplinare solo in siffatta ipotesi”. In tal caso, il datore deve procedere alla contestazione non appena i fatti rilevanti disciplinarmente appaiano “ragionevolmente sussistenti”, pena la tardività della contestazione disciplinare e l’illegittimità del licenziamento, non potendo egli “dilazionare la contestazione fino al momento in cui ritiene di averne assoluta certezza”.

 

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